26 maggio 2011

A.A.A. Consulente del Lavoro cercasi …

Questa discussione, è rivolta a tutti quei colleghi consulenti  del Lavoro,  sparsi su tutto il territorio nazionale,  che ritengono sia giusto fare un po’ di chiarezza sulla categoria, cercando di  ”valorizzare” questa insigne professione; l’idea di dare vita a questo spazio, scaturisce principalmente, a seguito delle ripetute segnalazioni di “degrado” riguardanti la categoria, pervenute da parte di numerosi colleghi cdl.

Alla ricerca della professione “perduta”- La frase riprende il titolo di un famoso film …, ma nel nostro caso non cerchiamo “pietre o diamanti” …, ma semplicemente la nostra amata “perduta” professione di Consulenti del Lavoro … a cui siamo tanto affezionati; “perduta” perché per qualcuno (anzi purtroppo ancora per molti) questa categoria professionale viene ad essere oggi confusa anzi “assimilata” a quella del commercialista .

Ma chi è il consulente del Lavoro?

Il Consulente del lavoro svolge una serie di attività connesse alla gestione del personale erogando servizi, soprattutto, per le piccole e medie imprese. Questa figura professionale, disciplinata dalla legge n. 12 del 1979, (“Norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro”), può esercitare soltanto se iscritta nell’apposito albo dei Consulenti del lavoro. 

Il Consulente del lavoro è, dunque, un professionista abilitato, ma l’esercizio della professione è comunque consentito anche ad avvocati e procuratori legali, a dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali. Accade spesso, quindi, che questi professionisti affianchino, allo svolgimento delle loro specifiche attività, anche quelle di Consulente del lavoro.  

Consulente del Lavoro? ah…..commercialista”! L’occasione ci è gradita per chiarire  (o ribadire) alle categorie professionali  con cui collaboriamo  (giornalmente o periodicamente quali commercialisti e avvocati) che le nostre “competenze” professionali di  categoria vanno ben oltre il “cedolino” o il “conteggio” spot per eventuali contenziosi giuslavoristici; trattasi (ci teniamo a ribadirlo) di rapporto professionale che deve risultare “alla pari” con i nostri colleghi sopra citati con cui ci relazioniamo per necessità professionali.

A.A.A. Consulente del Lavoro cercasi ….anche “addetto di segreteria!!!”  – Purtroppo, su segnalazione di alcuni colleghi di categoria, si ravvedono ad oggi sul mercato richieste di “incarichi” per  colleghi consulenti del lavoro (assimilati alla dicitura di esperti o addetti paghe o addirittura meglio “se disponibili” anche a  funzioni perché no di segreteria oltre che cdl niente male!) da parte di alcuni (se pur “rari”) “colleghi” soprattutto  commercialisti, che intendono l’utilizzo professionale del cdl “a completamento delle proprie attività professionali” (scusate il termine, nessuno si offenda, “a mo di ragazzo di bottega”, come un “bel quadro” da avere comunque nel proprio studio,  perché meglio completa i propri servizi le proprie attività …) e quindi a copertura di incombenze di basso livello con compensi per un professionista cdl al limite del ridicolo  (con importo fisso esempio 1000 euro per 300 o tot cedolini tot compenso…) bypassando quelle che sono le vere competenze potenzialità e professionalità del cdl acquisite dopo lunghi anni di studi e ricerche.

Salviamo il salvabile “il lavoro”! (l’ambito “genetico/dna” lavoristico).  A che serve allora sbandierare a livello nazionale il successo della conferma delle “recuperate” competenze fiscali (se pur naturalmente riconosciute dalla normativa e dal consolidato orientamento giurisprudenziale) se dobbiamo prendere atto che stiamo “perdendo terreno”, a mio parere e a detta di numerosi colleghi, “nell’ambito lavoristico” (la nostra “genetica” competenza) a seguito di situazioni assurde sopra citate che “ridicolizzano” la nostra categoria nell’ambito della competenza “lavoristica” ?

Se potessi avere 1 euro a cedolino al mese … ricorda un pò il titolo di una canzone d’epoca (allora c’erano le mille lire) ma ora siamo all’euro … proprio così! Lo sapevate che in alcune realtà alcuni “colleghi”  mi segnalano l’applicazione di tariffari da 1 a 63 euro a dipendente per elaborazione cedolino?  

Sicuramente questa situazione non ci aiuta ad “elevare” la nostra categoria! Cosa ne pensate?

In questo clima di “autarchia” dove ognuno fa come vuole, constatiamo purtroppo che il nostro tariffario “ancora in lire” (inspiegabilmente!) non ci dà proprio “una bella mano” a migliorare la situazione di “degrado”, segnalate dai colleghi della categoria … che ne dite?

Che si fa?  Cosa pensate che si possa fare ancora per recuperare “la stima” ed elevare la categoria? (nonostante gli “encomiabili” sforzi di chi ci rappresenta nella categoria a livello nazionale )?

Siamo pochi o tanti ? Si auspicano numerosi interventi e testimonianze a riguardo e in merito alla discussione, in modo da poter constatare e quindi segnalare (perché no anche ai piani alti della categoria), che siamo molti e che stiamo parlando di un problema con elevata audience e sensibilità da parte della categoria (e quindi con numeri ingenti di interventi di  colleghi)  o altresì constatiamo che trattasi solo di sporadiche segnalazioni?

Auspicabili anche interventi da parte di colleghi commercialisti “utilizzatori” perche no dei cdl per i loro “servizi” di studio.

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35 Commenti a “A.A.A. Consulente del Lavoro cercasi …”

  1. Marco Massaccesi scrive:

    credo che la consulenza del lavoro sia una funzione importantissima, spesso i consulenti del lavoro hanno raggiunto il titolo per poi occuparsi di tutto , anche di consulenza del lavoro. La confusione è alimentata anche dai vertici nazionali che non perdono occasione di rivendicare competenze aggiuntive (a volte esclusive) che non gli competono ma che soddisfano l’appetito della base elettorale.

    Per questo motivo i veri consulenti del lavoro soffrono di questa cattiva compagnia e non vengono apprezzati come si dovrebbe. marco massaccesi- Dottore Commercialista

  2. Massimo Sedda scrive:

    Sarebbe opportuno dividere le competenze di modo che la Consulenza del Lavoro spetti esclusivamente ai CDL e a nessun’altra categoria, e, specularmente, la consulenza contabile/fiscale spetti solamente ai dottori/ragionieri commercialisti/esperti contabili; in questo modo il Consulente del Lavoro diventerebbe in assoluto l’unica figura professionale a occuparsi di questioni lavoristiche e anche la notorietà della categoria aumenterebbe. Ovviamente alcune competenze di confine sarebbero comuni ma si eviterebbe una duplicazione dove il commercialista può fare molte cose del CDL e viceversa.

    Massimo Sedda – Consulente del Lavoro

  3. Francesco Ernandes scrive:

    Ringrazio Marco per l’intervento! ma attenzione il titolo raggiunto dai Cdl riguarda la consulenza del lavoro ; ritengo personalmente “dispersivo” occuparsi di tutto ; la “cattiva” compagnia con i colleghi commercialisti é figlia di questa “confusione” creata nel tempo per vari motivi ( anche quelli che tu citi “elettorali”).Continuiamo a mandare feedback sull’argomento ; cdl e soprattutto commercialisti attendo vostri commenti .

  4. Francesco Ernandes scrive:

    Per Massimo . Apprezzabile assolutamente la tua idea di dividere le competenze di modo che la Consulenza del Lavoro spetti esclusivamente ai CDL (e quindi a nessun’altra categoria), lasciando la consulenza contabile/fiscale sempre esclusivamente ai dottori/ragionieri commercialisti/esperti contabili; ma per ottenere e “ripristinare” quanto auspicato occorre sottoporre e sensibilizzare ( in numerosissimi!) la componente “politica” a questo particolare e “delicato” intervento ; niente male !
    A presto Massimo.

  5. Giuseppe scrive:

    Io penso che in primis dovrebbero essere i Consulenti Del Lavoro, a essere persone piu’ serie, responsabili e a dovere dare un buon esempio innanzitutto alla categoria stessa.Sono un Consulente Del Lavoro non in attivita’ che ha vissuto una esperienza da praticante dalla quale penso che non mi e’ stato insegnato gran che’… A Questo punto dico se Voi Consulenti Del Lavoro volete tenervi stretta le professione ma tenetevela pure…ma abolite la pratica…non prendeteli i praticanti…Buonasera Grazie per l’attenzione

  6. Francesco Ernandes scrive:

    Per Giuseppe . Gentile collega, innanzitutto non capisco e condivido la sua affermazione riguardante la categoria dei Consulenti Del Lavoro, “a essere persone piu’ serie”; non mi sembra giustto e ritengo fuori luogo affermazioni generalizzate sulla categoria .Il fatto che la sua esperienza di pratica sia stata “negativa” ( non si capiscono dalle sue parole i motivi di tale affermazione ) non giustifica la colpevolizzazione di tutta la categoria ne tanto meno affermazioni negative sul sistema vigente di pratica professionale necessario per acquisire le esperienze professionali . Le confermo che sono comunque gradite altresi critiche sulla categoria dei cdl o di altre categorie coinvolte nella discussione ma “costruttive” e quindi migliorative per la categoria .

  7. Giuseppe scrive:

    Egregio Dott.Francesco e’ vero non bisogna fare di tutta un erba un fascio,su questo sono daccordo;i motivi della mia affermazione sono evidenti mi hanno insegnato a modo loro in maniera che io avessi un’infarinatura generale su tutto ma lasciandomi lacune enormi…
    Inoltre penso che le mie critiche sono “costruttive” in quanto vogliono essere un monito a crescere ad andare avanti e a permettere a nuove ‘leve’ di affermarsi, non di, mi permetta il termine ,”castrarle”.Grazie della attenzione Buongiorno

  8. francesco scrive:

    e’ lo stesso problema che hanno i commercialisti.
    Però, in parte, è forse vera l’affermazione – da intendere in termini generali – di Giuseppe che diceva, sostanzialmente, che la dignità professionale è messa a rischio dai professionisti stessi. Si accenna ai tirocinanti (nel senso che molti studi non cercano colleghi consulenti ma manovalanza proprio per fari i cedolini) ma si deve tener conto, è la cronaca, di consulenti del lavoro che fanno anche attività tipica dei commercialisti (tenuta contabilità, dichiarazioni, ecc.).
    E’ forse un problema di esclusiva che garantirebbe al CDL di fare solo il proprio lavoro e al meglio possibile, senza lottare su mille fronti, interni ed esterni.
    Ma la dignità la si ottiene dalla qualità dei consulenti sul mercato e dalla dignità con cui la professione è svolta. E’ compito del vostro consiglio nazionale fare questo.
    però, è evidente che ad esempio la qualità, in teoria, scende, se il titolo di studio è basso. Cioè se la consulenza venisse fatta da un professionista CDL laureato in legge, allora posso immaginare che il livello aumenti. Ma non è sempre così… anzi, i cdl che conosco io sono per lo più diplomati… e fare consulenza sui contratti con un simile titolo di studio è difficile… è più facile fare solo i cedolini.
    Comunque è lo stesso problemi di commercialisti.

  9. domenico scrive:

    Salve svolgo la pratica da 1 anno e 2 mesi e volevo condividere la mia esperienza (tutto sommato positiva).
    Il mio dominus mi lascia abbastanza spazio nell’attività (grazie a Dio sono gia abbastanza autonomo nel lavoro quotidiano e non vedo l’ora di abilitarmi e di spiccare il volo) che spazia dai cedolini, alla cassa integrazioni, alle dichierazioni.
    La problematica che riscontro quotidianamente è l’approccio “ragionieristico” alla professione, in quanto nell’universo ristretto dei consulenti anziani le paghe sono la stella polare del lavoro, mentre di fronte alle nuove prospettive come certificazione e conciliazione si mostrano pigri intellettualmente.
    Credo fortemente nel periodo di praticantato come “gavetta” necessaria e spero che i miei sacrifici attuali (8 ore in studio a gratis a lavorare sodo)vengano ripagati in futuro in termini di affermazione professionale. Saluti.

  10. Massimo Sedda scrive:

    Non credo che i CDL debbano essere laureati in legge (se lo sono va bene ovviamente) in quanto esistono gli avvocati lavoristi per risolvere questioni strettamente giuridiche; il CDL è più opportuno che abbia competente di tipo economico-ragionieristiche in quanto l’elaborazione di paghe e contributi è comunque il fulcro della professione ed è cio’ che da’ il redito al CDL.

  11. Roberto scrive:

    Cari Colleghi il problema è generato da molti di noi che per ragioni di sopravvivenza sottostanno a clienti senza scrupoli e senza rispetto, e che molto spesso non conoscono realmente bene le competenze professionali del CDL, che oggi oltre a doversi barcamenare con una infinità di norme, di contratti eccc. deve anche evere conoscenze informatiche di un certo livello oltre che uno staff di collaboratori preparati e mentalmente flessibili. Il problema delle tariffe è cosa serie visto anche l’incredibile aumento del contenzioso degli ultimi tempi…

  12. FRANCESCO scrive:

    Una considerazione dall’altra parte della scrivania. Dove sono i veri Consulenti del Lavoro? Dall’esperienza che ci siamo fatti, come società di consulenza aziendale, trovare qualcuno che vada oltre la compilazione della busta paga (impegno che ormai viene sempre più assorbito da grosse aziende)è impresa veramente improba. Sempre secondo la nostra esperienza, la realtà odierna (limitata all’area siciliana) è in sintesi costituita da: a) cattedratici e avvocati che eccellono in teoria, ma ignorano interi settori del complesso mondo del lavoro, previdenza in particolare; b) studi con organici anche consistenti volti esclusivamente al lavoro di predisporre buste paga e relativa modulistica di supporto; c) “cavalieri solitari” che cavalcano su vecchi ronzini e tentano di arrivare in qualche modo al traguardo del reddito necessario alla sopravvivenza. Il dato grave e preoccupante di questa situazione è che le giovani leve sono costrette ad una gavetta umiliante e senza prospettive che conduce all’abbandono della professione o all’emigrazione. Per la clientela, poi, è un dramma perchè l’attività e risucchiata da professioni diverse, come è stato esattamente rilevato, che invece dovrebbero essere complentari ed integrarsi con questa. Risultato: il lavoratore è di fatto privo di una vera assistenza e se, per disgrazia, è messo alle strette e si rivolge alla magistratura ne esce, dopo anni ed anni, malconcio e “mazziato”. Noi ancora non siamo riusciti a trovare un consulente che sia al corrente della normativa che regola il sistema previdenziale degli ex esattoriali, oggi dipendenti dei concessionari della riscossione. E ci siamo rivolti persino ai sindacati. Se esiste qualcuno che conosce la materia e ci legge, saremmo lieti di instaurare un rapporto di collaborazione.Cordialità.

  13. Maria scrive:

    La consulenza del lavoro è una materia talmente vasta che richiede necessariamente un approccio esclusivo, altrimenti si riduce appunto a scrivere cedolini ed elaborare conteggi vari. Un lavoro che si dovrebbe fare è quello di seguire le aziende suggerendo le varie strategie per essere in regola senza ricorrere al lavoro nero, ma sfruttando le agevolazioni che la legge offre. Il cdl potrebbe diventare paladino della lotta allo sfruttamento dei lavoratori, ma perchè questo avvenga è necessario rivalutare la professione anche attraverso un adeguamento delle tariffe.

  14. FRANCESCO scrive:

    L’affermazione che il “cdl potrebbe diventare paladino della lotta allo sfruttamento dei lavoratori” non costituisce solo una ipotesi od un auspicio. A mio avviso è lo stesso particolare momento storico nel quale ci troviamo – inutilità ormai assodata del movimento sindacale nel quale, oltre ad una seria crisi di consenso, si è rivelata la vera statura dei rappresentanti che hanno posto in evidenza scarso o nessuno spessore culturale e forte propensione a cedere alle lusinghe del potere (nel senso più ampio del termine); nascita e rapida affermazione della nuova specializzazione del tagliatore di teste – che richiede una “rifondazione” della consulenza del lavoro ed una riqualificazione rigorosa sia culturale che deontologica. Per inciso, potremmo valutare l’ipotesi di prestare la nostra collaborazione ad una iniziativa nel campo della formazione che tenga conto di queste esigenze e dei fattori di novità sopra accennati.
    Cordialità.

  15. Meri scrive:

    Giuseppe si chiede “Dove sono i veri Consulenti del Lavoro” io invece mi chiedo “chi sono i veri Consulenti del Lavoro?”

  16. giovanna scrive:

    salve a tutti. Io sono una laureanda del corso di laurea consulenti del lavoro. Io amo ciò che studio e ciò che, si spera, sarà la mia professione. A riguardo ho mille dubbi e perplessità…Comunque sempre fiera della mia scelta!

  17. Fernando scrive:

    Non sono un Consulente del Lavoro, avrei voluto esserlo. 20 anni di esperienza come dipendente valgono più di una laurea o praticantato visto che i praticanti negli studi li addestriamo noi. Ci sono in giro molti CdL figli o nipoti di tal noto consulente che sono iscritti all’albo ma non hanno mai visto un cedolino paga.La legge dovrebbe permettere anche l’iscrizione di gente come me, che per un motivo banale ma, con esperienza da vendere, non può essere un CdL. Grazie buon lavoro ai veri Consulenti

  18. Luca Lodi scrive:

    Io credo che la competenza legale debba “necessariamente” richiedersi (magari quella multidisciplinare economico-giuridica dei corsi di laurea specifici per CdL, comunque da migliorare a livello accademico), soprattutto per elevare la professione ai quei livelli che merita ma che fa fatica a raggiungere; la competenza basilare economica su cui è nata la professione è anche quella che la porta al declino, perché a far le buste paga c’è l’aiuto dell’informatica. Certo, farle bene no, serve competenze personale, serve il cervello. Io per esempio non ne faccio perché le lascio a chi è più bravo di me; credo ci voglia anche umiltà in questo. Ma se le facessi impareri a diventare bravo anche in questi aspetti, al di là della competenza generale o giuridica.

    Spesso il CdL viene visto come ragioniere e basta, ma se ci fosse più condivisione di competenze trasversali, legali e non solo, allora cambierebbe. Gli avvocati giuslavoristi esistono – mi riferisco a quanto scritto da Massimo Sedda -, ma loro guardano l’aspetto processuale, oltre che quello sostanziale come i CdL; i consulenti esperti legali del lavoro che conciliano pratica, aspetti pragmatici con principi giuridici veri, conosciuti nel profondo, sono pochi.

    Personalmente seguo solo la materia legale e del contenzioso, nonché, anzitutto, la sicurezza del lavoro e fidatevi che la consulenza vera che unica la materia del lavoro a quella del prevenzione la sanno fare in pochi, soprattutto ne sono carenti i tecnici che guardano solo la parte tecnica (mi riferisco alla sicurezza). Serve la collaborazione di tutti senza vergogna, perché ognuno di noi ha competenze e conoscenze differenti. Spesso aiuta anche la collaborazione con gli ispettori e gli uffici periferici dell’amministrazione pubblica.

    Concordo anche nel separare le competenze tra fiscale, lasciandola ai commercialisti, e il lavoro, lasciata a noi CdL: ma non possono mancare i CdL ragioneri che seguono la parte ragioneristica, senza il fiscale puro derivante dalla contabilità. Preciso che bisognerebbe anche differenziare il fiscale-contabile dal tributario, dove il consulente non può non passare.
    Forse un giorno la categoria si dividerà in Dottori Giuslavoristi e Ragionieri consulenti del lavoro. Chissà, magari è una idea. Anche se ritengo che ad un ordine non faccia mai onore una divisione in categorie per titolo accademico. Il periodo transitorio aiuterà da sè. E tutte le competenze servono sempre!!! Non esiste il tuttologo o il superesperto. Ci vuole collaborazione, condivisione, partecipazione, sussidiarietà, umiltà, serietà, e chi più ne ha più ne metta.

    Inoltre e infine il lavoro lasciato ai CdL con le dovute specializzazioni. Specializzazioni varie che saranno il successivo passo rispetto alla laurea, patto doveroso che si è raggiunto solo da poco. Specializzazioni che sempre in più ordini si richiedono (i medici le hanno sempre avute, gli avvocati le hanno recentemente affrontate con le scuole di specializzazione, e noi?).

    Il nepotismo non mi piace da nessuna parte, in nessuna professione, perché è la passione che deve portare al lavoro. Ma è la vita che spesso vi ci porta, perché non tutti sono capaci di trovare il proprio percorso, e non possiamo vietare l’accesso di figli e nipoti, che magari col tempo diventano pure bravissimi. Lì sta nei genitori capire qual è la strada giusta per il figlio, senza adagiarli ad una professione per mere ragioni economiche. D’altronde l’attitudinei dei figli nell’educazione è richiesta anche dal codice civile… Codice che tutti i CdL dovrebbero aver letto per intero insieme alle leggi speciali, ma quanti possono dirlo davvero?
    Resta inteso, a chiusura di questa ultima riflessione, che non posso essere d’accordo con Fernando perché l’esame di Stato serve e la laurea pure. L’esperienze si raggiunge col tempo e non può essere l’unico elemento costitutivo del titolo professionale.

    Un caro saluto a tutti. Con l’invito a non soffermarsi strettamente su quanto scritto, perché il pensiero non si ferma qui e spero di non infastidito nessuno; è il mio parere, personalissimo ed astratto, che ho cercato di condividere.

    LUCA, Consulente del Lavoro in Modena, competente in diritto e sicurezza del lavoro …ma non nelle busta paga ;) appunto perchè “Il mondo è bello perché vario!”

  19. Silvia scrive:

    Salve a tutti, lo scorso anno ho ottenuto la mia abilitazione alla Consulenza del lavoro ma non sono ancora iscritta, proprio perché, come ha sottolineato Francesco, le opportunità di far valere questa professione come tale non mi è stata concessa proprio perché essere cdl=segreteria,paghe e se c’è meglio anche contabilità, una sorta di jolly da poter utilizzare come rimpiazzo all’occorrenza.
    Concordo con chi ha sostenuto che ci debba essere un accordo tra le parti politiche….intanto sulle liberalizzazioni delle professioni – ma se c’è un esame di stato da superare ci sarà un perché o no???- e poi anche gli ordini provinciali dovrebbero essere un supporto fondamentale invece, quello della mia provincia totalmente carente per non dire assente tant’è che durante la mia pratica mi sono dovuta rivolgere a quello di un altra provincia…
    Ma questa è l’Italie…

  20. Daniela-r scrive:

    Con vent’anni di esperienza e dopo vari tentativi sono riuscita a superare l’esame di abilitazione e mi sono subito iscritta all’Albo. Per il momento sono ancora una dipendente ed entro l’anno spero di poter far valere la mia esperienza svolgendo l’attività professionale in proprio. Volevo dire che per superare l’esame ho dovuto soprattutto specializzarmi in diritto tributario e contabilità, le domande sul lavoro sono passate in secondo piano (una sui licenziamenti e una sul riscatto laurea), anche perchè i CDL che facevano parte della commissione svolgono esclusivamente attività di “commercialisti”. Ritengo quindi che dovrebbe essere tassativo che all’esame la commissione dovrebbe essere soprattutto composta da CDL che seguono materia di diritto del lavoro.
    Ritengo comunque che un CDL debba essere in grado di dare consulenza soprattutto per quanto riguarda le agevolazioni nell’assunzione del personale, nelle controversie con i lavoratori, nell’interpretazione della normativa senza perdere di vista il cedolino paga, anche se operativamente le paghe le fa qualcun altro.

    Saluti Daniela

  21. Massimo Sedda scrive:

    Concordo con Daniela sul fatto che il cdl debba occuparsi di questioni lavoristiche sul versante “ragioneristico” ovvero paghe e contributi e prima consulenza giuridica lasciando a commercialisti il versante (meno redditizio tra l’altro) contabile/fiscale/societario e agli avvocati lavoristi il versante lavorostico più strettamente giuridico. Un cdl non dovrebbe consegnare all’avvocato lavorista un cliente ogni volta che ci si allontana dal versante paghe-contributi-agevolazioni-fiscalità del lavoro dipendente in quanto oltre a queste VERE competenze del VERO cdl, un cdl deve essere in grado di dare anche una prima consulenza strettamente giuridica ma deve fermarsi se si va oltre e laciare spazio all’avvocato. Ce n’è per tutti e voler fare tutto significa fare tutto male.

    Specifico che io ho conseguito l’abilitazione al primo “tentativo” perchè ho svolto pratica anche da diversi commercialisti prima di approdare dal cdl che pure si occupa moltissimo di questioni fiscali e contabili. Diversamente credo che non lo avrei passato al primo colpo.

    Massimo Sedda CDL in Cagliari

  22. Ilaria Piras scrive:

    Salve, mi scuso per l’intrusione ma cerco un candidato/a per l’esame di Consulente del lavoro sessione 2011-Cagliari con cui studiare insieme e sedere vicino all’esame( se possibile).
    Un aiuto psicologico non fa mai male.
    Grazie, Saluti

  23. matteo mazzon scrive:

    Il 90% dei miei clienti non hanno ancora capito che mia mamma fa la commercialista ed io il consulente del lavoro e che una differenza ci sarebbe … alle volte mi sento come un cane bastonato

  24. Marta scrive:

    Salve a tutti,ho trovato questo blog molto interessante per capire meglio chi è il cld. Sono una neolaureata in scienze politiche,laurea triennale,ed è nata in me una forte passione per materie quali il diritto del lavoro ed il diritto tributario(oggetto della mia tesi)per cui ho intenzione di intraprendere questa carriera.Anche se basta la triennale vorrei proseguire con la laurea magistrale,intanto esplorare il mondo del cdl. Ciò che mi spaventa è l’approccio con la ragioneria(ambito sconosciuto)
    Cosa mi consigliate??è possibile colmare questa lacuna con la pratica?
    Ho trovato già uno studio che può accogliermi come praticante, ma non fa contabilità.Conviene come inizio?

  25. Ilaria Piras scrive:

    Ciao Marta, intanto concordo con te che il lavoro del consulente del lavoro è molto interessante e dinamico! Io sono diplomata e ho già fatto i 2 anni di praticantato.. Ora ho 26 anni e dopo vari studi professionali e traversie ho trovato uno studio dove verrò inserita per 6 mesi e poi si vedrà! Il mio consiglio è quello di trovare uno studio serio dove ti formino veramente e non ti mandino solo a fare le commissioni! Purtroppo a me è successo proprio questo e a 20 anni non avevo il coraggio di andarmene e cambiare studio! Per quanto riguarda la ragioneria credo sia necessaria anzitutto una buona preparazione teorica però affiancata da un professionista, magari un commercialista! Io, avendo diploma classico, ho comprato libri di economia aziendale delle superiori di seconda mano e poi mi sono fatta aiutare da mio cugino dottore commercialista! Credevo fosse una materia facile e da stupidi e invece bisogna dedicarcisi perchè è basata sul ragionamento. All’inizio sarà difficile da acquisire! Per il resto bisogna studiare tanto per l’esame e avere tanta tanta fortuna!

  26. rosanna scrive:

    Vorrei porle questo quesito? due anni fa sono stata assunta da un azienda che si occupa di cessione del quinto premetto che sono una laureata e mi hanno fatto un contratto di V livello prima a tempo determinato e poi indeterminato . Ma posso avere un livello cosi basso in virtu del fatto che effettuo bonifici bancari di milioni di euro e addirittura ora mi hanno fatto responsabile di un ufficio con lo stesso livello? possibile tutto questo?

  27. PP scrive:

    Salve, sono un laureando di Economia e presto inizierò il praticantato come Consulente del Lavoro.

    A dimostrazione di quanto credo nella professione, conseguirò durante la pratica anche la Laurea Magistrale in “Mercato del Lavoro, Relazioni Industriali e Sistemi di Welfare” sempre presso la facoltà di Economia; nonostante non sia necessaria per sostenere l’esame di stato.

    Parlando con le persone che mi hanno quasi lapidato nel preferire la professione del Consulente del Lavoro a quella di Commercialista. Sono giunto a quest’analisi:

    1 L’ordine è ancora poco numeroso per imporsi nei luoghi comuni.

    2 L’attività primaria deve essere esclusivamente svolta dai Consulenti del Lavoro e non anche dal Commercialista.

    3 L’innalzamento del titolo di studio fino alla Laurea Magistrale alla pari dei Commercialisti.

    Credo fortemente che puntando su questi tre aspetti ne uscirà un ordine più forte, solido, chiaro e indispensabile.

    Voglio comunque fare un gran applauso a Marina Calderone che sta risollevando questa professione al posto che gli aspetta!

  28. carola scrive:

    salve quasi esimio collega (in quanto abilitata ma non ancora iscritta) sò che il suo è solo uno sfogo ma io scrivo per avere un consiglio professionale (se posso. Mi sono da poco abilitata ma ultimamente nel cambiare studio ho fatto di tutto tranne che il consulente. Poichè a me piace il mio lavoro ed ho faticato tanto per imparare quel poco che sò mi piacerebbe sapere come muovermi per trovare un buon corso di aggiornamento professionale di taglio pratico. Poichè non sono una neofita non è facile scegliere un corso davvero utile. Anche se non è pertinente alla discussione le sarei davvero grata se mi rispondesse. La ringrazio comunque anche solo per l’attenzione dedicatami e auguro a le e a tutti gli utenti del blog buona serata

  29. domenico scrive:

    vorrei rilanciare la discussione intorno alla proposta di liberalizzazioni delle professioni? cosa ne pensate? ci sarebbero dei vantaggi anche per i professionisti o solo uno svilimento delle professioni intellettuali?
    PS sono un praticante che non ha ancora capito se, in ottica futura, possa essere un vantaggio o meno l’ipotesi dell’abolizione dell’esame di stato..

  30. Pr scrive:

    Gli ordini sono già liberi basta superare l’esame di stato.

    Le uniche liberalizzazioni vanno fatte all’ordine dei Notai dove il superamento dell’esame di stato è limitato ad un numero predefinito.

  31. Federico scrive:

    Concordo su molte cose dette ma non capisco perchè per rincorrere una specializzazione in un determinato settore (giuslavoristico in particolare) mi debba privare di altre competenze. Sono appassionato del nostro lavoro, amo il diritto del lavoro…amo il diritto. Nel mio percorso di continuo apprendimento, spinto dalla curiosità, ho ampliato gli orizzonti al diritto tributario e commerciale. Ho abbandonato l’elaborazione del cedolino che demando al personale del mio studio per dedicarmi alla consulenza del lavoro, tributaria e commerciale.
    Non mi sento inferiore o meno preparato di un commercialista, anzi spesso ho potuto constatare il contrario. Credo di essere un serio professionista a cui piace il proprio lavoro e che ha trovato con soddisfazione una sua dimensione (specializzazione?). Credo che una professione sia tanto più valorizzata, quanto più competitiva e dinamica…

  32. Massimo Sedda scrive:

    Una cosa è se un collega vuole esercitare la professione in modo ampio comprendendo anche il diritto tributario (è un suo diritto!!!), altra cosa è vedere la dirigenza dell’ordine che a tutti i costi vuole estendere l’attività del CdL oltre il diritto del lavoro, spingendo i CdL a fare di tutto un po’. A mio avviso sarebbe molto meglio restringere il campo (salvo il singolo CdL voglia estenderlo) diventando in quel campo il punto di riferimento assoluto, anche per far conoscere di piu’ la professione visto che molte persone ancora dicono: “devo andare dal commercialista” anzichè dire “devo andare dal Consulente”…e per far cio’ è meglio essere concentrarsi su un campo ben definito.

  33. Ilaria Piras scrive:

    Sono perfettamente d’accordo. Io non sono ancora abilitata ma ritengo che sia giusta una separazione netta di ruoli e compiti. La materia lavoristica è vastissima.. Ci manca solo che facciamo anche tributario! La maggior parte dei consulenti del lavoro non sa neanche le scritture contabili del personale.. figuriamoci! Poi certo ci può essere il professionista che si occupa anche di fiscale ma deve essere una scelta personale, non un’imposizione! Seguire entrambe le cose è impossibile.. troppe scadenze e troppi adempimenti! Il fiscale lasciamolo fare ai commercialisti!

  34. Federico scrive:

    Francamente non mi pare che la dirigenza si stia muovendo nella direzione sopra indicata. Guardate che i confini delle professioni non sono così netti come credete. Io da quando studio anche materie dei cugini mi sento più completo e consiglio a tutti i colleghi di farlo (senza necessariamente esercitare anche in campo fiscale). Ognuno faccia la scelta che crede essere la più opportuna: sono Consulente del Lavoro e la mia vocazione è e sarà sempre il Diritto del Lavoro, ma non voglio precludermi la possibilità di prestare assistenza societaria o tributaria nei limiti delle mie capacità e di questo la dirigenza e la categoria ne deve tener conto. Non sto dicendo che non sia giusto quanto da voi citato, semplicemente non vedo il motivo di restringere il campo d’azione…Desidero una professione che abbia pari dignità con quelle affini (commercialista o avvocato) poi ognuno di noi operando si collocherà in un determinato mercato e sappiamo quale sarà quello del Consulente del Lavoro…

  35. pina scrive:

    vi inoltro la mai email per ricevere inforamzioni relative alla mia abilitazione come consulente del lavoro ho consegiuto l’esame come consulente del lavoro nell’anno 2009 ma non sono ancora iscritta albo,fino a quanto tempo ho la possibilita’ di iscrivermi??grazie per l’eventuale risposta

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